da Roberto Grandi | 16 Gen, 2020 | Bologna, Cultura, Intervista, Media
Mentre nella regione i turisti si moltiplicano, in città cresce l’offerta culturale. Ma bisogna investire nella comunicazione, fidelizzare i cittadini e coinvolgere nuovi pubblici.
Roberto Grandi, già docente ordinario di Sociologia della comunicazione all’Università di Bologna ed esperto di comunicazione e mass media, dal 2017 è presidente del Cda dell’Istituzione Bologna Musei e dirige il master internazionale “New Media and Marketing Communication” presso la Bologna Business School.
In passato ha insegnato negli Stati Uniti alla University of Philadelphia, alla Stanford University e alla Brown University, e alla Tonji University a Shanghai. Dal 2000 al 2009 è stato prorettore alle relazioni internazionali all’Alma Mater Studiorum e dal 1996 al 1999 assessore alla Cultura al Comune di Bologna.
Con lui, Il Giornale dell’Arte ha fatto il punto sullo stato artistico e culturale della città di Bologna.
Leggi l’intervista completa, pubblicata da IL GIORNALE DELL’ARTE, cliccando QUI!
da Roberto Grandi | 2 Gen, 2020 | Bologna, Intervista
L’Istituzione Bologna Musei ha di recente presentato La città e i suoi musei, nuove forme di comunicazione, progetto che si inserisce nell’ambito del Piano Museale 2018 – previsto dal Programma regionale degli interventi in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali (Legge Regionale 24 marzo 2000, n.18) – e reso possibile grazie al contributo dell’ Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna.
Patrizia Tamassia – responsabile Programmazione e coordinamento delle attività di catalogazione dell’IBC – afferma a proposito: « Uno dei principali obiettivi che ci poniamo in questo momento come Istituto per i Beni Culturali [in riferimento alla LR.18, ndr] è quello di creare sistemi, ovvero modalità di collaborazione e organizzazione che vadano oltre l’attività del singolo museo, in modo da valorizzare di più il patrimonio culturale e ciò che riusciamo a riversare sul territorio, dando alle istituzioni pubbliche che si impegnano in questo campo un modo per essere più incisive e arrivare in maniera più diretta al cittadino.
Negli anni precedenti l’Istituzione Bologna Musei in qualche modo non aveva svolto fino in fondo la sua funzione di aggregazione rispetto alle domande della Legge 18: l’anno scorso – parlando con Maura Grandi, referente dell’Istituzione Bologna Musei – si è pensato di trovare un modo che riuscisse a identificare quest’Istituzione come vero soggetto. Il risultato è stato un progetto di sistema museale cittadino che ha visto l’inserimento di tutta una serie di nuove modalità di comunicazione. Per noi è stato molto importante, perché il progetto è andato in una direzione che intendiamo perseguire e che, a Bologna, era soltanto potenziale».
Grazie a questo progetto , dunque, l’Istituzione inaugura l’utilizzo di nuovi strumenti per la valorizzazione « del racconto del patrimonio permanente e delle attività promosse» dagli enti e dalle strutture del circuito comunale, puntando sulle potenzialità dei social media e sulla narrazione per immagini, senza escludere il più tradizionale supporto cartaceo. Un piano d’azione in cui promuovere la cultura significa anche offrire agli utenti nuove risorse, rendere più accessibili quelle esistenti e incrementare gli strumenti a servizio della conoscenza e della fruizione del patrimonio, in una prospettiva in cui residenti e turisti vengono “chiamati in causa” senza alcuna distinzione.
Di questo – e di molti altri aspetti legati ai luoghi della cultura e ai suoi abitanti – abbiamo parlato con il prof. Roberto Grandi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei.
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da Roberto Grandi | 21 Nov, 2019 | Cultura
Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento, a cura di Massimo Medica e Luca Mor.
La mostra, organizzata da Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Antica in collaborazione con la Curia Arcivescovile di Bologna e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, con il patrocinio del Dipartimento delle Arti di Alma Mater Studiorum Università di Bologna, è incentrata sull’affascinante e ancora poco studiata produzione scultorea a Bologna tra XII e XIII secolo.
L’esposizione si configura come eccezionale opportunità di presentare per la prima volta riuniti insieme alcuni rarissimi capolavori lignei prodotti nella città felsinea e restaurati recentemente, come il Crocifisso proveniente dalla basilica di Santa Maria Maggiore a Bologna e il Crocefisso della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
In un quadro di riferimento segnato da una progressiva rarefazione che, in particolare per il patrimonio artistico prodotto nel XII e XIII secolo, ha ridotto la conservazione delle opere a poche attuali unità,
il progetto scientifico della mostra, frutto di una sedimentata ricerca documentaria e filologica basata sulla comparazione di sculture stilisticamente omogenee, consente di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nel panorama figurativo bolognese, in un tempo in cui la città si affermò come centro culturale d’eccellezza prima con la fondazione dello Studium poi grazie alla presenza degli ordini mendicanti.
23 novembre 2019 – 8 marzo 2020
Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Medievale
da Roberto Grandi | 20 Nov, 2019 | Cultura, Immaginazione
“Raga, ma almeno veniteci a Bologna”. Questo è uno dei commenti al post pubblicato quattro giorni fa su Instagram dalla band emo-core più conosciuta e amata, i My Chemical Romance. I cuoricini a questo post che svelava un piccolo mistero hanno raggiunto quota 225.000 e migliaia sono i commenti.
Ma andiamo con ordine.
Lo scorso 31 ottobre i My Chemical Romance hanno annunciato la decisione di riformarsi, dopo lo scioglimento avvenuto nel 2013, con un post pubblicato sui social media. Ad accompagnare la didascalia “Like Phantoms Forever” – citazione del titolo di un loro EP pubblicato nel 2002 – una misteriosa immagine in bianco nero, priva di credito fotografico. Fa da sfondo alla parola RETURN e alle coordinate del primo concerto del 20 dicembre a Los Angeles. Compare in primo piano il dettaglio di una scultura con i volti di due creature con gli occhi chiusi, di cui una alata, unite in un abbraccio. La clamorosa notizia della Reunion della band è stata accolta con incredibile entusiasmo da parte dei fans di tutto il mondo, visualizzando nel giro di poche ore centinaia di migliaia di reazioni con un sold out del concerto in meno di 4 minuti dalla apertura della prevendita. La notizia è stata amplificata online da testate internazionali specializzate e non, da Billboard a Rolling Stone, da CNN a BBC, The Guardian.
L’immagine in bianco e nero è così rimbalzata al di qua e al di là dell’oceano.
Tra i commenti pubblicati quello del fotografo bolognese Mauro Squiz Daviddi, che ha riconosciuto quella sensuale immagine come un particolare del monumento funerario che adorna la Cella Magnani collocata nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. Fondato nel 1801 riutilizzando le strutture del convento certosino del 1334 conserva un vastissimo patrimonio di pitture e soprattutto sculture realizzate da importanti artisti del XIX e XX secolo.
Sorpreso e incuriosito dalla presenza di questa immagine della Certosa (gestita da Bologna Servizi Cimiteriali e la cui valorizzazione culturale è affidata alla Istituzione Bologna Musei, di cui sono presidente) ho scritto al management della band chiedendo di pubblicare un post in cui si raccontasse dove la statua si trova e i crediti dello scultore e del fotografo. Ho poi anche invitato i My Chemical Romance a venire in tour per vedere dal vivo la scultura in bronzo DEL 1906 di Pasquale Rizzoli che rappresenta una ascesa di Anima e Angelo che si elevano al cielo staccandosi dalla materia.
Contemporaneamente si stava dipanando, in parallelo, un’altra una storia che molto dice su come la comunicazione digitale incide sui processi decisionali della industria culturale. Un fotografo napoletano, Luigi Boccardo, ha pubblicato cinque mesi fa sulla piattaforma Unsplash (fonte digitale di immagini utilizzabili gratuitamente) cinque foto sotto il titolo Certosa di Bologna – Phoenician statues. Il management dei My Chemical Romance alla ricerca di una immagine per il manifesto del tour mondiale del Return della band ha scelto una delle cinque immagini di Luigi Boccardo, con cui è entrato in contatto.
Su sollecitazioni parallele mia e di Boccardo è stato quindi pubblicato il post che fornisce le informazioni sulla statua e i crediti.
Nessuno sa se questa reunion durerà e se sbarcherà in Europa. L’Italia e Bologna non sono nelle intenzioni originali della band, ma li ricontatteremo facendoci forti dei commenti al post che sono molto significativi.
Una prima tipologizzazione delle migliaia di commenti può comprendere almeno sei categorie.
Chi ha reagito orgoglioso di essere italiano. “Ma che bello essere italiani per una volta”. “Stranamente proud di essere italiano”. “L’Italia comanda”. Centinaia sono i commenti-invito a venire a Bologna e in Italia. Gli “ Ok, come to Bologna” e “Vi aspettiamo a Bologna” si inanellano nel post. A una terza categoria appartengono quelli che vogliono sì averli a Bologna ma che sanno che devono rafforzare l’invito fingendo di considerarlo implicito nella scelta della statua bolognese o promettendo scherzosamente un dono. “Ora che avete nominato Bologna la tappa in Italia è obbligatoria”. “If you talk about places and italian artists you absolutely have to come here in Italy”. “Anvedi questi, fate un concerto in Italia e ve porto a casa un sacco di statue :)))”. “Ok, for repaying come to Italy”. “Quindi ci vediamo nel 2020 in Italy amici. Ho capito”. Vi sono poi coloro che adottano un accorgimento retorico più raffinato: svelano pubblicamente che
tanto non verranno in Italia, sperando ovviamente di essere smentiti dalla band. “Sì, sì, Luigi, Bologna, Museo e compagnia, ma una data vi costa troppo, brutti stronzetti emo depressi?!?!” “Usano le sculture ma non vengono in Italia”. “Sì ma amori miei parlate di Italia ma non ci venite”. Vi sono poi quelli che entrano nel merito della scelta della statua. “The statue also represents life after death”. Una ultima categoria sono i fan che usano l’ironia per sottolineare il sentimento di vicinanza alla band. “Ma solo io mi immagino gee che dice ‘Museo Civico Risorgimento’?”.
Questo cortocircuito digitale ci conferma, in primo luogo, che ogni opera contiene in sé tante storie che attendono di essere interpretate e raccontate e sono fonti feconde e preziose di suggestioni e ispirazioni che, come nel caso della Certosa di Bologna, i visitatori apprezzano e gli artisti considerano e utilizzano. In secondo luogo che, grazie alla rete, la ricerca della sintonia e della pertinenza tra il linguaggio musicale e quello visivo non ha confini di spazio e di tempo. Si è creato così un dialogismo intertestuale tra la Shrine Expo Hall di Los Angeles, sede del primo concerto, e la Certosa di Bologna.

My Chemical Romance
da Roberto Grandi | 30 Ott, 2019 | Cultura, Immaginazione
Anni Ottanta. Sotto la Milano da bere…la Bologna creativa. Milano da bere, edonismo, paninari, disimpegno, moda e pubblicità, televisione commerciale. Questi alcuni luoghi comuni legati a quel decennio, che è diventato anche esso un luogo comune della nostra storia. Se invece si gratta la superficie con una mano guidata da intelligenza, sensibilità, voglia di approfondire emerge ben altro. Una scena artistica che non aveva nulla da invidiare a quanto accadeva a Londra, Berlino, New York. Tutto ciò avveniva non a Milano, ma a Bologna. Forse per questo non è entrato nell’immaginario collettivo. Lorenza Pignatti, studiosa attenta e intellettualmente curiosa, ha curato con l’Art direction di Jumbo Manfredini la mostra “Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta” al Padiglione dell’Esprit Nouveau a Bologna. “I materiali di questa esposizione – scrive Pignatti – compongono un atlante ecclettico, che mostra quanto artisti, intellettuali, designer e musicisti siano stati in grado in quel periodo di delineare, dalle rovine e dal fallimento delle ideologie dei decenni precedenti, nuove istanze culturali e di suggerire l’anticipazione del tempo presente. La carica esplosiva e corrosiva di quel decennio non ha perduto la capacità di seduzione, tutt’altro.” Bando alla nostalgia! Pignatti riprende da Mark Fisher la categoria hauntology per indicare “la permanenza nel presente di istanze passate che sono fonte di interesse e indagine per le generazioni più giovani”.
Questa mostra, il cui allestimento minimalista dialoga in sintonia con gli spazi e la struttura preziosa dell’Esprit Nouveau – fedele, in ogni dettaglio, all’edificio ideato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’Esposizione universale di Parigi del 1925 – si sviluppa attraverso una affascinante struttura narrativa. E’ una cartografia fedele della cultura visuale di quegli anni, attraverso una selezione di materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto. Situazioni caratterizzate dal medesimo desiderio di allontanarsi dall’ortodossia modernista dei decenni precedenti, in cui si delinea il passaggio dalla controcultura alla cybercultura, dall’underground al mainstream, e in cui s’inventano nuove professioni e nuovi stili di vita.
In primo luogo alcuni dei protagonisti di quegli anni a partire dalla critica e ricercatrice al DAMS di Bologna Francesca Alinovi, affascinata dalla vibrante cultura urbana di New York e dagli interventi dei primi graffitisti che riportava con passione e intelligenza nel contesto artistico italiano.
Successivamente i Giovanotti Mondani Meccanici, i CCCP Fedeli alla linea, Pier Vittorio Tondelli, il Movimento Bolidista, il gruppo Valvoline, Massimo Osti e la fucina creativa di WP Lavori in corso. In quegli anni tanti infatti erano gli artisti e i musicisti internazionali presenti a Bologna grazie alla sua vivace scena artistica e musicale. Uno spazio significativo e identitario fu la Traumfabrik – casa occupata frequentata da musicisti, artisti e creativi – dove si formò il gruppo di ricerca video Grabinsky e che vedeva la frequentazione, tra gli altri, dei Gaznevada, Stupid Set, Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Stefano Tamburini.
Dei Giovanotti Mondani Meccanici si ricordano le performance multimediali e il primo fumetto realizzato a computer, pubblicato sulla rivista “Frigidaire” nel 1984.
Dei CCCP Fedeli alla linea sono esposte le sorprendenti fotografie scattate da Luigi Ghirri, tra i più grandi fotografi italiani.
La centralità del Dams come coagulatore della creatività bolognese è documentata dalla frequentazione, come studenti, di Andrea Pazienza, Lindo Ferretti e il grande scrittore Pier Vittorio Tondelli tra i primi a contaminare il racconto autobiografico con la forma saggistica e del reportage giornalistico, in grado di unire il mondo del clubbing con l’analisi sociologica, nella migliore tradizione anglosassone dei Cultural Studies. Dello scrittore sono presentate le prime edizioni di Altri libertini e di Un weekend postmoderno e un testo inedito per una collaborazione con i Giovanotti Mondani Meccanici. Un gruppo di 16 neolaureati, in questo caso della Facoltà di Architettura di Firenze, tra cui Massimo Iosa Ghini e Maurizio Corrado, teorizzò e fondò a Palazzo Re Enzo, a Bologna, il 12 luglio 1986 il Movimento Bolidista, che considera la Storia non magistra vitae bensì un’ eccitante avventura. Il gruppo disegnava oggetti di design basati su suggestioni formali derivate dallo streamline americano e dall’architettura degli anni Trenta riproposta in chiave postmoderna, dove il dinamismo della civiltà delle macchine era sostituito dalla fase “elettronica”.
Il percorso espositivo si interseca con l’attività del gruppo Valvoline – composto da Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori, Jerry Kramsky, Massimo Mattioli e Charles Burns – che a Bologna nel 1983 portò il disegno a linguaggio che crea cortocircuiti con la pittura e il fumetto. Le storie a fumetti sono documentate sulle pagine di “Alter Alter”, “Frigidaire”, “Metal Hurlant”, “L’Eternauta”.
Un ultimo aspetto interessante è il ruolo giocato da alcune imprese e imprenditori nella costruzione di questa Bologna creativa. Massimo Osti contamina il mondo della grafica e dell’arte con quello della moda. Utilizza T-shirt come se fossero supporti per disegni e serigrafie, con il brand Chester Perry, omaggio evidente alla striscia a fumetti. Collabora con Andrea Pazienza nella ideazione di tute da lavoro per la Volvo. Trasforma il marchio Chester Perry in C.P. Company. Un marchio di una moda diversa caratterizzata da un know-how speciale, legato a processi di stampa e tintura innovativi, a invenzioni sui materiali e sugli elementi strutturali. Massimo Osti ha reinventato i codici stilistici nel mondo moda riformulati nell’invenzione dello sportswear e dell’urbanwear. Oggi parte del suo archivio è ospitato nel China Design Museum di Zhejiang Giuseppe Calori e la figlia Cristina fondano nel 1982 W.P. Lavori in corso che inizia la sua avventura nel mondo della moda importando in Italia marchi creativi e da noi sconosciuti come Avirex, Paraboot, Vans. Nella mostra sono proposti alcuni cataloghi realizzati da A.G.O, i quadri di Marcello Jori e Massimo Iosa Ghini per WP e la pubblicazione WP Storie. Dieci anni fuori moda, nella quale ho raccontato i primi dieci anni di questa avventura imprenditoriale, comunicativa e di ricerca.
Una mostra da visitare, soprattutto da parte dei giovani che possono leggere nelle sperimentazioni di quegli anni la capacità, che deve essere di tanti anche oggi, di sperimentare in maniera creativa i linguaggi espressivi.
