“Raga, ma almeno veniteci a Bologna”. Questo è uno dei commenti al post pubblicato quattro giorni fa su Instagram dalla band emo-core più conosciuta e amata, i My Chemical Romance. I cuoricini a questo post che svelava un piccolo mistero hanno raggiunto quota 225.000 e migliaia sono i commenti.

Ma andiamo con ordine.

Lo scorso 31 ottobre i My Chemical Romance hanno annunciato la decisione di riformarsi, dopo lo scioglimento avvenuto nel 2013, con un post pubblicato sui social media. Ad accompagnare la didascalia “Like Phantoms Forever” – citazione del titolo di un loro EP pubblicato nel 2002 – una misteriosa immagine in bianco nero, priva di credito fotografico. Fa da sfondo alla parola RETURN e alle coordinate del primo concerto del 20 dicembre a Los Angeles. Compare in primo piano il dettaglio di una scultura con i volti di due creature con gli occhi chiusi, di cui una alata, unite in un abbraccio. La clamorosa notizia della Reunion della band è stata accolta con incredibile entusiasmo da parte dei fans di tutto il mondo, visualizzando nel giro di poche ore centinaia di migliaia di reazioni con un sold out del concerto in meno di 4 minuti dalla apertura della prevendita. La notizia è stata amplificata online da testate internazionali specializzate e non, da Billboard a Rolling Stone, da CNN a BBC, The Guardian.

L’immagine in bianco e nero è così rimbalzata al di qua e al di là dell’oceano.

Tra i commenti pubblicati quello del fotografo bolognese Mauro Squiz Daviddi, che ha riconosciuto quella sensuale immagine come un particolare del monumento funerario che adorna la Cella Magnani collocata nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. Fondato nel 1801 riutilizzando le strutture del convento certosino del 1334 conserva un vastissimo patrimonio di pitture e soprattutto sculture realizzate da importanti artisti del XIX e XX secolo.

Sorpreso e incuriosito dalla presenza di questa immagine della Certosa (gestita da Bologna Servizi Cimiteriali e la cui valorizzazione culturale è affidata alla Istituzione Bologna Musei, di cui sono presidente) ho scritto al management della band chiedendo di pubblicare un post in cui si raccontasse dove la statua si trova e i crediti dello scultore e del fotografo. Ho poi anche invitato i My Chemical Romance a venire in tour per vedere dal vivo la scultura in bronzo DEL 1906 di Pasquale Rizzoli che rappresenta una ascesa di Anima e Angelo che si elevano al cielo staccandosi dalla materia.

Contemporaneamente si stava dipanando, in parallelo, un’altra una storia che molto dice su come la comunicazione digitale incide sui processi decisionali della industria culturale. Un fotografo napoletano, Luigi Boccardo, ha pubblicato cinque mesi fa sulla piattaforma Unsplash (fonte digitale di immagini utilizzabili gratuitamente) cinque foto sotto il titolo Certosa di Bologna – Phoenician statues. Il management dei My Chemical Romance alla ricerca di una immagine per il manifesto del tour mondiale del Return della band ha scelto una delle cinque immagini di Luigi Boccardo, con cui è entrato in contatto.

Su sollecitazioni parallele mia e di Boccardo è stato quindi pubblicato il post che fornisce le informazioni sulla statua e i crediti.

Nessuno sa se questa reunion durerà e se sbarcherà in Europa. L’Italia e Bologna non sono nelle intenzioni originali della band, ma li ricontatteremo facendoci forti dei commenti al post che sono molto significativi.

Una prima tipologizzazione delle migliaia di commenti può comprendere almeno sei categorie.

Chi ha reagito orgoglioso di essere italiano. “Ma che bello essere italiani per una volta”. “Stranamente proud di essere italiano”. “L’Italia comanda”. Centinaia sono i commenti-invito a venire a Bologna e in Italia. Gli “ Ok, come to Bologna” e “Vi aspettiamo a Bologna” si inanellano nel post. A una terza categoria appartengono quelli che vogliono sì averli a Bologna ma che sanno che devono rafforzare l’invito fingendo di considerarlo implicito nella scelta della statua bolognese o promettendo scherzosamente un dono. “Ora che avete nominato Bologna la tappa in Italia è obbligatoria”. “If you talk about places and italian artists you absolutely have to come here in Italy”. “Anvedi questi, fate un concerto in Italia e ve porto a casa un sacco di statue :)))”. “Ok, for repaying come to Italy”. “Quindi ci vediamo nel 2020 in Italy amici. Ho capito”. Vi sono poi coloro che adottano un accorgimento retorico più raffinato: svelano pubblicamente che

tanto non verranno in Italia, sperando ovviamente di essere smentiti dalla band. “Sì, sì, Luigi, Bologna, Museo e compagnia, ma una data vi costa troppo, brutti stronzetti emo depressi?!?!” “Usano le sculture ma non vengono in Italia”. “Sì ma amori miei parlate di Italia ma non ci venite”. Vi sono poi quelli che entrano nel merito della scelta della statua. “The statue also represents life after death”. Una ultima categoria sono i fan che usano l’ironia per sottolineare il sentimento di vicinanza alla band. “Ma solo io mi immagino gee che dice ‘Museo Civico Risorgimento’?”.

Questo cortocircuito digitale ci conferma, in primo luogo, che ogni opera contiene in sé tante storie che attendono di essere interpretate e raccontate e sono fonti feconde e preziose di suggestioni e ispirazioni che, come nel caso della Certosa di Bologna, i visitatori apprezzano e gli artisti considerano e utilizzano. In secondo luogo che, grazie alla rete, la ricerca della sintonia e della pertinenza tra il linguaggio musicale e quello visivo non ha confini di spazio e di tempo. Si è creato così un dialogismo intertestuale tra la Shrine Expo Hall di Los Angeles, sede del primo concerto, e la Certosa di Bologna.

 

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