Anni Ottanta. Sotto la Milano da bere…la Bologna creativa. Milano da bere, edonismo, paninari, disimpegno, moda e pubblicità, televisione commerciale. Questi alcuni luoghi comuni legati a quel decennio, che è diventato anche esso un luogo comune della nostra storia. Se invece si gratta la superficie con una mano guidata da intelligenza, sensibilità, voglia di approfondire emerge ben altro. Una scena artistica che non aveva nulla da invidiare a quanto accadeva a Londra, Berlino, New York. Tutto ciò avveniva non a Milano, ma a Bologna. Forse per questo non è entrato nell’immaginario collettivo. Lorenza Pignatti, studiosa attenta e intellettualmente curiosa, ha curato con l’Art direction di Jumbo Manfredini la mostra “Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta” al Padiglione dell’Esprit Nouveau a Bologna. “I materiali di questa esposizione – scrive Pignatti – compongono un atlante ecclettico, che mostra quanto artisti, intellettuali, designer e musicisti siano stati in grado in quel periodo di delineare, dalle rovine e dal fallimento delle ideologie dei decenni precedenti, nuove istanze culturali e di suggerire l’anticipazione del tempo presente. La carica esplosiva e corrosiva di quel decennio non ha perduto la capacità di seduzione, tutt’altro.” Bando alla nostalgia! Pignatti riprende da Mark Fisher la categoria hauntology per indicare “la permanenza nel presente di istanze passate che sono fonte di interesse e indagine per le generazioni più giovani”.

Questa mostra, il cui allestimento minimalista dialoga in sintonia con gli spazi e la struttura preziosa dell’Esprit Nouveau – fedele, in ogni dettaglio, all’edificio ideato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’Esposizione universale di Parigi del 1925 – si sviluppa attraverso una affascinante struttura narrativa. E’ una cartografia fedele della cultura visuale di quegli anni, attraverso una selezione di materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto. Situazioni caratterizzate dal medesimo desiderio di allontanarsi dall’ortodossia modernista dei decenni precedenti, in cui si delinea il passaggio dalla controcultura alla cybercultura, dall’underground al mainstream, e in cui s’inventano nuove professioni e nuovi stili di vita.

In primo luogo alcuni dei protagonisti di quegli anni a partire dalla critica e ricercatrice al DAMS di Bologna Francesca Alinovi, affascinata dalla vibrante cultura urbana di New York e dagli interventi dei primi graffitisti che riportava con passione e intelligenza nel contesto artistico italiano.

Successivamente i Giovanotti Mondani Meccanici, i CCCP Fedeli alla linea, Pier Vittorio Tondelli, il Movimento Bolidista, il gruppo Valvoline, Massimo Osti e la fucina creativa di WP Lavori in corso. In quegli anni tanti infatti erano gli artisti e i musicisti internazionali presenti a Bologna grazie alla sua vivace scena artistica e musicale. Uno spazio significativo e identitario fu la Traumfabrik – casa occupata frequentata da musicisti, artisti e creativi – dove si formò il gruppo di ricerca video Grabinsky e che vedeva la frequentazione, tra gli altri, dei Gaznevada, Stupid Set, Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Stefano Tamburini.

Dei Giovanotti Mondani Meccanici si ricordano le performance multimediali e il primo fumetto realizzato a computer, pubblicato sulla rivista “Frigidaire” nel 1984.

Dei CCCP Fedeli alla linea sono esposte le sorprendenti fotografie scattate da Luigi Ghirri, tra i più grandi fotografi italiani.

La centralità del Dams come coagulatore della creatività bolognese è documentata dalla frequentazione, come studenti, di Andrea Pazienza, Lindo Ferretti e il grande scrittore Pier Vittorio Tondelli tra i primi a contaminare il racconto autobiografico con la forma saggistica e del reportage giornalistico, in grado di unire il mondo del clubbing con l’analisi sociologica, nella migliore tradizione anglosassone dei Cultural Studies. Dello scrittore sono presentate le prime edizioni di Altri libertini e di Un weekend postmoderno e un testo inedito per una collaborazione con i Giovanotti Mondani Meccanici. Un gruppo di 16 neolaureati, in questo caso della Facoltà di Architettura di Firenze, tra cui Massimo Iosa Ghini e Maurizio Corrado, teorizzò e fondò a Palazzo Re Enzo, a Bologna, il 12 luglio 1986 il Movimento Bolidista, che considera la Storia non magistra vitae bensì un’ eccitante avventura. Il gruppo disegnava oggetti di design basati su suggestioni formali derivate dallo streamline americano e dall’architettura degli anni Trenta riproposta in chiave postmoderna, dove il dinamismo della civiltà delle macchine era sostituito dalla fase “elettronica”.

Il percorso espositivo si interseca con l’attività del gruppo Valvoline – composto da Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori, Jerry Kramsky, Massimo Mattioli e Charles Burns – che a Bologna nel 1983 portò il disegno a linguaggio che crea cortocircuiti con la pittura e il fumetto. Le storie a fumetti sono documentate sulle pagine di “Alter Alter”, “Frigidaire”, “Metal Hurlant”, “L’Eternauta”.

Un ultimo aspetto interessante è il ruolo giocato da alcune imprese e imprenditori nella costruzione di questa Bologna creativa. Massimo Osti contamina il mondo della grafica e dell’arte con quello della moda. Utilizza T-shirt come se fossero supporti per disegni e serigrafie, con il brand Chester Perry, omaggio evidente alla striscia a fumetti. Collabora con Andrea Pazienza nella ideazione di tute da lavoro per la Volvo. Trasforma il marchio Chester Perry in C.P. Company. Un marchio di una moda diversa caratterizzata da un know-how speciale, legato a processi di stampa e tintura innovativi, a invenzioni sui materiali e sugli elementi strutturali. Massimo Osti ha reinventato i codici stilistici nel mondo moda riformulati nell’invenzione dello sportswear e dell’urbanwear. Oggi parte del suo archivio è ospitato nel China Design Museum di Zhejiang Giuseppe Calori e la figlia Cristina fondano nel 1982 W.P. Lavori in corso che inizia la sua avventura nel mondo della moda importando in Italia marchi creativi e da noi sconosciuti come Avirex, Paraboot, Vans. Nella mostra sono proposti alcuni cataloghi realizzati da A.G.O, i quadri di Marcello Jori e Massimo Iosa Ghini per WP e la pubblicazione WP Storie. Dieci anni fuori moda, nella quale ho raccontato i primi dieci anni di questa avventura imprenditoriale, comunicativa e di ricerca.

Una mostra da visitare, soprattutto da parte dei giovani che possono leggere nelle sperimentazioni di quegli anni la capacità, che deve essere di tanti anche oggi, di sperimentare in maniera creativa i linguaggi espressivi.