C’è chi dice che la post-politica abbia creato una nuova figura: il post-candidato pre-dimissionario o pre-dimissionato.
Allo Speakers’ Corner di Hide Park, a Londra, chiunque può diventare oratore e parlare sui temi più diversi rivolto a chi vuole ascoltare. Non bisogna essere oratori come Marx, Lenin e George Orwell, che pure si sono esibiti allo Speakers’ Corner, per avere un pubblico di uditori, spesso polemici.
Ogni città ha il suo Speakers’ Corner, talvolta sono angoli di piazze, altre volte gli interni di bar o altri spazi pubblici.
Vagando in questi giorni tra piazze e bar sono emersi diversi stili di orazione sui contenuti della politica nelle imminenti elezioni.
Alcuni temi e modi sono quelli della propaganda esplicita per un partito, altri dell’attacco contro certi partiti, ma soprattutto contro certi candidati, altri ancora sono gli oratori del “io non sono…ma” e poi giù una sequela di giudizi negativi sugli immigrati, gli omosessuali, i barboni, chi non fa le multe e chi fa le multe, chi telefona con il cellulare, chi si scorda il cellulare a casa e così via.
Quest’anno nei discorsi sulla campagna elettorale serpeggiano commenti che condividono sorpresa per alcune stranezze.
Con un tono ironico, per esempio, ho sentito parlare di teatro dell’assurdo o del paradosso a proposito di candidati dimissionari o dimissionati o dimissionabili. In effetti, se riflettiamo bene, è una novità che alcuni candidati abbiano già dichiarato le proprie future dimissioni oppure che siano già stati dimessi da chi li ha presentati. Senza entrare nel merito politico della questione è effettivamente un sentimento nuovo quello dell’elettore che voterà per una lista il cui candidato non fa di tutto per convincerti a votarlo ma ha già dichiarato che si dimetterà o che la lista che rappresenta lo ha già dimissionato o che pur se dimissionato dalla lista dichiara che non si dimetterà. Ecco perché alcuni sostengono, con ironia, che la post-politica abbia creato il post-candidato pre-dimissionario o pre-dimissionato. Per non parlare, in tema di assurdo, del candidato non-candidabile onnipresente sugli schermi.
Altri sentono la “nostalgia della carta”. Senza tornare alle elezioni degli anni ’50 in cui i volantini costituivano il tappeto delle strade più trafficate serpeggia nostalgia per le grandi bacheche che tappezzavano le strade, oggi sempre meno numerose, e per i muri sui quali di notte gli attacchini dei partiti ricoprivano i manifesti degli avversari in un processo che andava avanti finche il peso dei manifesti non li faceva cadere scrostando il muro. C’è nostalgia anche per la buchetta della posta intasata dai programmi e dalle facce dei candidati. C’è chi, pur essendosi sempre lamentato della tanta carta che i partiti ti mandavano, si sente oggi abbandonato e con espressione triste e sconfortata dice che aspetta almeno il fac simile della scheda. “Se non mi mandano neppure questo, non vado a votare”. Alla faccia della politica 2.0.

Photo credits: Foto dell’Autore. Kazimir Malevic Ricostruzione dei costumi per l’opera Vittoria sul Sole (1913) Mostra REVOLUTIJA da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky a MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (12.12.2017 – 13.05.2018).