Il controllo delle priorità su cui si incentra la campagna elettorale, sia sul piano dei programmi, sia su quello dei candidati, è fondamentale: i media e le campagne influenzano le priorità degli elettori che a loro volta tendono a valutare i candidati e i programmi sulla base degli argomenti trattati dai media (Grandi e Vaccari Come si vincono le elezioni Carrocci).

Le campagne elettorali cercano dunque di influire, attraverso i media e la comunicazione diretta dei partiti, sulle priorità degli elettori e sui loro criteri di giudizio, anche se sono limitate da tre fattori: l’orientamento preesistente dell’opinione pubblica; le caratteristiche del candidato, che tenta di attirare l’attenzione sugli argomenti sui quali è percepito più competente e gli eventi esterni, che possono spostare l’attenzione su questioni e tratti diversi da quelli enfatizzati dai candidati, come nel caso di crisi ed emergenze.
Anche in questa campagna elettorale i partiti e i candidati concentrano i propri messaggi solo sulle proposte e sui tratti personali che li possono avvantaggiare differenziandoli in maniera positiva dagli altri.
Chi si candida ha interesse a enfatizzare un certo argomento quando gli elettori approvano il suo operato in quell’area, concordano con le sue proposte e ritengono quel problema rilevante.
Chi si candida ha anche l’obiettivo di fare in modo che l’agenda politica che definisce le priorità della campagna elettorale coincida il più possibile con quanto da lui o lei proposto.
L’agenda politica è oggi sbilanciata dalla parte della coalizione di centrodestra perché, come è avvenuto già parecchie volte dal 1994, la percezione di assenza di sicurezza, la paura degli stranieri e, in positivo, “prima gli italiani” sono temi condivisi da un largo numero di elettori e rafforzati da eventi di cronaca significativi.
I temi legati ai risultati positivi dei governi degli ultimi anni e alla dimostrazione di sapere governare sono, ovviamente, quelli di chi ha governato –nel nostro caso il centrosinistra- e sono oggi condivisi da una parte oggi minoritaria di cittadini, anche perché sui media è prevalso in generale il giudizio “si, ma … si poteva fare di più”. Considerato che sempre si può fare di più sono temi che rischiano di perdere la loro forza attrattiva.
Il M5S rimane ancorato alla priorità che lo ha caratterizzato dalla nascita: la diversità dai partiti che sono tutti complici del sistema politico corrotto e inefficiente che abbiamo. La condivisione di questa priorità è elevata e stabile.
E’ un modo schematico ma non rozzo di considerare la campagna elettorale attuale: da un lato, la battaglia del centrosinistra per modificare l’agenda politica, dall’altra, quella del centrodestra per rafforzarla.
Vi sono ancora margini di manovra, considerato il numero degli indecisi.
Assisteremo quindi ad attacchi e contrattacchi per riposizionare la percezione dei vari schieramenti. Il centrosinistra –che si è presentato come “Forza tranquilla”, riprendendo lo slogan di un vincente Mitterand- dovrà darsi una iniezione di dinamismo e concentrarsi su pochi e condivisi risultati, da un lato, enfatizzare il rischio di dare l’Italia in mano a estremisti (schiacciando a destra il centrodestra e mostrandone le contraddizioni) o a incompetenti (accentuando le ingenuità e gli errori dei cinquestelle).
Il centrodestra dovrà fare credere irrilevanti le proprie contraddizioni interne (per certi versi simili a quelle della coalizione vincente, durata sei mesi, nel 1994) e se possibile utilizzarle per allargare il bacino elettorale, enumerare i limiti e gli errori dei provvedimenti dei governi di centrosinistra e demonizzare come pericolosi incompetenti i candidati pentastellari.
Il M5S dovrà, da una lato, difendere la propria diversità epurando con immediatezza chi “ha tradito il movimento”, consapevole che è un argomento entrato nella agenda elettorale, e dall’altro, rassicurare gli elettori che la governabilità non può essere frutto di inciuci pre-elettorali ma della capacità di elaborare un programma aggregativo da parte del partito di maggioranza.
L’agenda elettorale ha una sua rigidità, in quanto frutto della stratificazione delle priorità nel tempo, ma presenta anche alcune possibilità di venire modificata durante la campagna elettorale se vengono individuati i suoi punti di debolezza.

Photo credits: Foto dell’Autore. Museo Civico Medievale Bologna