Intervista a cura di Francesco d’Errico per HMCF

Roberto Grandi, già Assessore alla Cultura di Bologna dal ’96 al ’99 e Professore Ordinario di Comunicazioni di Massa e di Comunicazione Pubblica all’Alma Mater è, dal 2016, Presidente dell’Istituzione Bologna Musei. Per il Professor Grandi il museo è un luogo che i residenti dovrebbero vivere e frequentare abitualmente, uno spazio in cui comprendere il presente per poter leggere il futuro, in cui muoversi con la stessa naturalezza con cui si entra ed esce da H&M o Zara e non da assaltare con visite sporadiche ed eterne. Fiero della funzione pubblica della sua Istituzione e convinto dell’importanza di collaborare con le altre realtà pubbliche cittadine, il Presidente ritiene comunque fondamentale la partecipazione dei privati allo sviluppo culturale della città.

Mentre punge i “radical chic” che criticano il quadrilatero del food – che viene un po’ mal visto per via della presenza di taglieri di salumi e… l’assenza di chef stellati -, propone di affiancare simbolicamente ad esso il quadrilatero della cultura, coinvolgendo tutte le realtà pubbliche che gravitano intorno a Piazza Maggiore; dall’Archiginnasio, alle collezioni di Palazzo d’Accursio, dal Museo Archeologico al futuro Cinema Modernissimo e alla Sala Borsa per creare “una delle più grandi concentrazioni culturali cittadine a livello globale”. Bologna secondo le sue ricerche sul City Branding della città, è percepita come una “real city” dai turisti, ma molti dei suoi luoghi di cultura risultano ancora troppo invisibili, e per verificarlo non bisogna andare molto in là per accorgersene: “Piazza Maggiore è l’esempio classico”, ci ha detto, “Non c’è neanche un cartello o una insegna che indichi le Collezioni Comunali d’arte collocate al secondo piano di Palazzo d’Accursio”.

Al di là dei musei e dello sviluppo culturale in città, con l’ex Assessore abbiamo parlato anche di rapporti tra la Cina e Bologna, di centri sociali e creatività e di come, molto spesso, purtroppo, la buona volontà negli interventi artistici contemporanei, non sia sufficiente e forse addirittura dannosa.

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