Creare la propria wunderkammer/Camera delle Meraviglie collezionando gli oggetti del Museo Civico Medievale e del Museo di Palazzo Poggi di Bologna. E’ una impresa resa oggi possibile grazie a WunderBo un videogioco che trasforma la conoscenza in una esplorazione virtuale che attraverso una serie di indizi permette di comporre la propria collezione con gli oggetti esposti in questi due musei. Può essere un bell’esemplare di giovane coccodrillo del Nilo del XVII secolo oppure una daga di lusso del XV secolo, finemente lavorata con iscrizioni e scene allegoriche. Magari un misterioso dente di Narvalo, che nel 1500 si pensava fosse o lavorato ad arte da qualche abile artigiano o il favoloso corno di unicorno. Oppure la Chimera, un pesce la cui forma complessa rimanda al mostro mitologico con grossa testa di leone, coda di serpente e sulla schiena una testa di capra sorretta da un lungo collo. O forse una kilj o gadara, scimitarra ottomana corta e massiccia del XVII secolo. E poi un calendario runico del XVI secolo, una armatura da giostra del XVI secolo, le tombe dei professori dell’università di Bologna del XIV secolo, il seme più grande del mondo, il Coco de Mer. E molto altro ancora. Tutti oggetti che devono essere cercati, recuperati e collezionati online se voglio acquisire punti e progredire nel videogioco.

Le guide di questo viaggio di scoperta sono le animazioni di tre celebri personalità bolognesi del tempo. Il naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), che ha lasciato alla città di Bologna un museo di 18.000 oggetti naturali, 7.000 piante essiccate, tavolette di legno intagliato per l’illustrazione dei volumi a stampa. Il collezionista Ferdinando Cospi (1606-1686) che costruì una Camera delle Meraviglie con elementi del mondo naturale, reperti archeologici, armi e altri oggetti artificiali bizzarri e capaci di destare nel visitatore un grande stupore. Il generale e stratega militare Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) che fondò l’Istituto delle Scienze, dove gli oggetti erano raccolti non più per sorprendere il visitatore ma per essere classificati con un criterio scientifico.

Durante l’esperienza di gioco, i giocatori entrano in contatto con questi tre personaggi che danno istruzioni su come ricomporre gli indizi disseminati all’interno della storia e raccogliere così il tesoro.

Per completare la raccolta di mirabilia il giocatore dovrà uscire dall’online e visitare fisicamente i musei per scoprire dal vivo alcuni pezzi-chiave delle collezioni. Potrà così sbloccare con la realtà aumentata i contenuti mancanti, guadagnare altri punti e portare finalmente a termine il gioco.

I primi 100 giocatori che termineranno con successo il gioco, compreso lo sblocco dei reperti all’interno dei musei, si aggiudicheranno in premio la Card Musei Metropolitani Bologna che dà diritto per un anno ad ingressi gratuiti o ridotti a musei, mostre, teatri, cinema e festival.

Attraverso i social si potranno poi condividere i propri progressi, partecipando in prima persona alla diffusione della conoscenza della città e dei suoi tesori: tramite Facebook sarà infatti possibile una condivisione di ulteriori approfondimenti sui reperti sbloccati. Ogni oggetto raccolto porta con sé la propria storia e nel loro insieme una parte della storia del territorio.

Questa iniziativa si colloca all’interno di quei progetti che un numero sempre più elevato di musei pongono in atto per coinvolgere nuovi pubblici, soprattutto quelli più giovani.

Oggi l’industria dei videogiochi è la prima forma di intrattenimento grazie a come vengono ideati e disegnati con l’obiettivo, riuscito, di raggiungere elevati livelli di engagement di vario tipo. Anche i processi formativi utilizzano sempre più il linguaggio dei videogiochi, la cui pratica è di per sé già un esercizio di apprendimento, a volte piuttosto complesso.

La gamificazione è solo una delle pratiche con le quali i musei, applicando anche le tecnologie digitali e i social media, si propongono non solo come spazi culturali di conservazione e promozione, ma anche come luoghi di produzione di cultura nuova.

Il progetto di Bologna si è sviluppato attraverso un bando di gara promosso da Incredibol vinto dallo studio Melazeta e finanziato all’interno del Progetto europeo Rock (Regeneration and Optimisation of Cultural heritage in creative and Knowledge cities).