L’Università di Yale cancella il corso di Storia dell’Arte perché giudicato troppo “white people”. Invece di insegnare la vera storia dell’arte occidentale ora un nuovo corso sarà utilizzato per abbattere la grande arte occidentale. Così scrive Warner Todd Huston sulla testata giornalistica di destra The Washington Sentinel. Anche in Italia varie testate giornalistiche hanno ripreso la decisione di Yale con titoli in cui si parla del “ politicamente corretto che censura il dipartimento” e di “Raffaello addio”. Testate specialistiche come Finestre sull’Arte e Art Tribune sono andate oltre un approccio sensazionalistico ed allarmista.

In effetti la decisione di Yale merita un approfondimento per capire sia il contesto culturale in cui è maturata sia le conseguenze che può avere sull’insegnamento della storia dell’arte, non solo negli Stati Uniti. Per oltre cinquant’ anni il Dipartimento di Storia dell’Arte di Yale ha approfondito lo studio di tutte le forme di arte, architettura e cultura visiva all’interno dei rispettivi contesti storici e sociali. Questo studio si è sempre arricchito attraverso il confronto con quanto contenuto nella Galleria d’Arte dell’Università: opere importanti dell’arte europea e americana e collezioni di arte asiatica e africana. L’arte è considerata una disciplina universale che ha portato gli studiosi di Yale a realizzare ricerche scientifiche importanti sulle opere d’arte di tutto il mondo.

A Yale ci sono corsi undergraduate che coprono una pluralità di soggetti. Da “Arte greca e Architettura” a “Arte africana e culture espressive”; da “Fotogiornalismo americano” alla “Introduzione alla storia dell’arte” a “Arte in Cina”. Poi seminari più specialistici sul surrealismo, il museo globale. Questa diversità di proposte si accompagna alla copertura intensa dell’arte occidentale, dalla Grecia classica al medioevo, dal Rinascimento al Barocco, dal diciannovesimo secolo fino all’arte moderna e contemporanea.

A questa pluralità di punti di vista proposti nei corsi curriculari corrispondevano due soli corsi introduttivi – survey course – di storia dell’arte. Chi ha insegnato negli Stati Uniti sa bene che si tratta di corsi semestrali con una affluenza elevata di studenti (a Yale qualche centinaio) privi di qualsiasi conoscenza pregressa sul contenuto. In questi corsi si propone, in un ristretto arco di tempo, una visione necessariamente generica e non approfondita su temi di solito molto vasti, una cornice a successivi approfondimenti

Il primo corso (HSAR 112) affrontava la storia dell’arte dell’antico Medio-oriente, Egitto e Europa pre-rinascimentale. Il secondo (HSAR 115) l’arte europea e americana dal Rinascimento a oggi.

In un comunicato, in cui si riaffermava che Yale considera l’arte una disciplina universale che ha portato i suoi studiosi a realizzare ricerche scientifiche importanti sulle opere d’arte di tutto il mondo, si annunciava la sospensione dei due corsi introduttivi sostituendoli con altri.

I nuovi corsi, sempre nelle parole del dipartimento, affronteranno la produzione artistica europea e americana, le tradizioni mondiali e saranno organizzati in tematiche affrontate secondo una prospettiva comparativa. Il dipartimento assicura infatti l’impegno a studiare tutte le forme di arte, architettura e cultura visiva e di volere condividere i risultati delle ricerche sui diversi prodotti artistici. Dalle sculture del Partenone ai bronzi del Benin, dal Rinascimento fiorentino alle sculture azteche, dal Taj Mahal alla performance e all’arte digitale.

Già da questo anno accademico sono stati aggiunti altri quattro corsi introduttivi che si muovono attraversando le tradizioni e le periodizzazioni storiche. Arte decorativa nel mondo, Arti della Via della Seta, Arte sacra nel mondo, Le politiche di rappresentazione.

Alla motivazione da parte del Dipartimento di Storia dell’Arte di Yale, non hanno creduto gli ambienti statunitensi più conservatori, ripresi anche in Italia, che hanno collocato questa decisione all’interno del frame del politicamente corretto. E’ stato considerato infatti un esempio ulteriore di un sistema di miseducazione che tenta di distruggere l’educazione americana in favore di ideologie razziste e anti-americane. Questa interpretazione è stata giustificata anche dalla affermazione apparsa sul Yale Daily

News dell’esistenza di un certo disagio verso il canone occidentale, che viene ritenuto eccessivamente bianco, europeo, maschile.

Penso, per esperienza diretta, che i curricula universitari siano una materia che deve essere considerata dinamica per interpretare i cambiamenti culturali globali. Ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni è un rafforzamento della prospettiva comparativa che non deve essere adottata per penalizzare e colpevolizzare alcune culture, ma per arricchire i punti di vista attraverso i quali leggere l’evoluzione dell’umanità.

Quindi la scelta non è tra Raffaello sì o Raffaello no, ma a favore di Raffello insieme agli artisti che hanno fatto grande tutta l’arte mondiale.