I Millennials più anziani hanno 37 anni ed è tempo di dare un nome alla generazione successiva dei nati dal 1997. Gen Tech, iGeneration, Gen Wii, Net Gen, Digital Natives, Plurals, Homeland Generation, Generation Z, sono alcuni dei nomi proposti.

Agenzie di marketing, istituti di ricerca e singoli studiosi propongono ciascuno un proprio nome che se venisse condiviso nel mondo garantirebbe fama e consulenze. Come è avvenuto per Neil Howe e William Strauss che coniarono il termine Millennial. Il quotidiano USA Today ha promosso un concorso tra i propri lettori e il termine vincitore è stato Generation Z. Non ha soddisfatto molti, tanto è vero che The New York Times nel gennaio scorso ha domandato ai nati dal 1996 di dire come vorrebbero essere chiamati.

Meno marketing-oriented è stata la denominazione della X Generation (i nati tra il 1965 e il 1980). Il termine è stato ripreso dal titolo del primo libro dello scrittore canadese Douglas Couplan, Generation X: Tales for an Accelerated Culture.

La generazione Boomers è invece la sola generazione ufficialmente riconosciuta dal U.S. Census Bureau. Designa i nati dal 1946 al 1964 che hanno contribuito a quel boom demografico che ha trascinato quello economico.
In un recente articolo il Pew Research Center, che per decenni ha misurato gli atteggiamenti sui temi più diversi considerando anche la variabile generazionale, ha individuato il 1996 come l’ultimo anno di nascita dei Millennials e i nati dopo questo anno come una nuova generazione alla ricerca di un proprio nome e denominata, nell’attesa di trovarlo, post-Millennial.

Ma perché è importante suddividere la popolazione in generazioni? Se non ci facciamo abbagliare dall’utilizzo diffuso dei nomi delle generazioni come etichette promozionali e commerciali che ipersemplificano le differenze tra gruppi, le generazioni, come sostiene il Pew Research Center, sono “lenti attraverso cui comprendere i cambiamenti sociali … che offrono l’opportunità di osservare la popolazione dalla posizione che hanno nel loro ciclo di vita e dall’appartenere a una corte di individui che sono nati in uno stesso periodo”.

L’analisi degli atteggiamenti delle generazioni nel tempo permette di giungere a conclusioni sia diacroniche che sincroniche. Osservare come gli atteggiamenti dei giovani rispetto a certi temi siano cambiati nel tempo, oppure osservare la differenza di atteggiamenti tra le diverse generazioni, oggi, rispetto a un dato tema. In un recente studio il Pew Research Center ha, per esempio, comparato gli atteggiamenti delle generazioni di oggi negli anni in cui ciascuna di loro era giovane (tra i 21 e i 36 anni). E’ emerso il grande cambiamento nelle esperienze, attività e atteggiamenti dei giovani adulti in questi ultimi cinquanta anni. E’ chiaro che i grandi cambiamenti negli atteggiamenti generazionali devono poi essere interpretati alla luce della variabili sociali, economiche, culturali, tecnologiche, politiche della società.

La stessa decisione di individuare il 1996 come l’anno che conclude la generazione dei Millennials è stata giustificata da considerazioni politiche, economiche e sociali. Quelle politiche riguardano più direttamente gli Stati Uniti: l’attentato alle Twin Towers, l’ombra della guerra in Iraq e in Afghanistan, l’elezione di Obama nel 2008. Le variabili di contesto economico e tecnologico possono essere generalizzate anche all’Europa.
La recessione economica ha influito significativamente sulle possibilità e modalità dei Millennials di entrare nel mondo del lavoro, accentuando il senso di precarietà e insicurezza con effetti nel lungo periodo oggi difficilmente valutabili. L’altra variabile di contesto che ha influenzato l’esperienza di vita dei Millennials è lo sviluppo tecnologico. I Baby Boomers sono stati influenzati dalla emergente pervasività della televisione. La X Generation dall’introduzione dei computer. I Millennials sono la generazione testimone e artefice dell’esplosione di Internet, della telefonia mobile, dell’MP3 e, per la parte più giovane, dello sviluppo dello smartphone.

I Millennials si sono adattati gradualmente alle innovazioni dei media digitali. La generazione successiva dei post-Millennials nasce all’interno di un ambiente caratterizzato dalla connessione mobile a Internet, dai cellulari sempre più smart, dalla banda larga, dal wi-fi, dalla logica della condivisione, dai rapporti peer-to-peer e dai social media: sono la prima generazione digitale e in connessione costante.

Le conseguenze di crescere in un ambiente tecnologico “always on” sono oggetto di inchieste giornalistiche e di prime osservazioni scientifiche. Si parla di aspetti sia positivi sia negativi che necessitano di ulteriore tempo per verificarne lo spessore e l’incidenza sul processo di crescita.

I post-Millennials sono una generazione di cui, come detto, molto si parla, senza riuscire a capirla a fondo. Soprattutto sono una generazione in attesa di avere un nome proprio.

Hai qualche idea? Qualche suggerimento?

Ora è’ il momento di proporlo.

 

Photo Credits: foto dell’autore alla Mostra It’s OK to change your mind! A cura di Lorenzo Balbi e Suad Garayeva-Maleki. Villa delle Rose. Bologna. 20.1 -18.3 2018. L’opera nello sfondo è di Alina Gutkina.