Come sarà il Museo Nazionale del Basket che verrà inaugurato il prossimo anno a Bologna all’interno del Palazzo dello Sport? Dal 22 al 24 maggio ho presieduto la giuria internazionale del Concorso di Idee indetto dal Comune di Bologna e da Bologna Welcome per raccogliere i migliori suggerimenti progettuali.

Tutti noi giurati abbiamo rilevato l’alto livello delle proposte che si sono confrontate con le indicazioni più innovative della museologia, non necessariamente sportiva.

I musei dei grandi team di calcio, pallacanestro, baseball, football e delle rispettive federazioni nazionali si stanno liberando del modello Hall of Fame dove memorabilia e cimeli materiali occupano la maggioranza dello spazio.

Oggi accanto alla conservazione degli oggetti si impone sempre di più la necessità di costruire narrazioni che utilizzino tecnologie che vanno dalla realtà aumentata ai videowall per offrire forme di conoscenza e intrattenimento altamente spettacolarizzate.

Nel caso di un museo del basket è necessario anche caratterizzare la progettualità in maniera sinestetica. Coinvolgere nel percorso museale tutti i sensi, perché i palazzi dello sport hanno un suono, voci, odori colori che li caratterizzano come esperienza totalizzante.

Tutti i 22 progetti hanno sostituito i tipici percorsi rigidi con proposte che enfatizzano la possibilità di scegliere il percorso narrativo che meglio corrisponde al desiderio e piacere di ciascuno. Solo così, utilizzando forme espressive e comunicative tra loro diverse, si è in grado di attirare pubblici differenti e raccontare il passato non per costruire un senso di nostalgia del bel tempo che fu, ma per meglio comprendere il presente e, soprattutto, anticipare il futuro.

Il progetto vincitore è stato presentato da sei giovanissimi, tutti attorno ai trent’anni, laureati o laureandi di ingegneria o architettura all’Università di Bologna.

Al momento della premiazione hanno spiegato che si sono documentati sui musei sportivi, e non solo, realizzati negli ultimi anni, soprattutto in relazione alla possibilità di costruire percorsi digitali e fisici per i differenti tipi di visitatori, e hanno studiato la storia del basket italiano, europeo e statunitense.

Al di là della organizzazione dello spazio interno all’area del museo propriamente detto, questo progetto ha seguito una delle indicazioni del briefing, ossia creare un museo diffuso che esca dagli spazi museali e si dilati in tutto il palazzo dello sport, con percorsi che tengano conto delle diverse aree. Dagli spogliatoi al tunnel che porta al campo, dall’infermeria alla sala stampa, alle gradinate. Nella proposta vincitrice il concetto di museo diffuso si allarga fino alla porzione di tetto del palazzo dello sport sopra il museo dove verrebbe costruito un playground dalle pareti trasparenti.

“Forse abbiamo esagerato – ha detto uno dei vincitori – ma se non lo facciamo noi alla nostra età…”.

D’altra parte a chi mi ha domandato quale è il mio sogno di museo ho risposto facendo riferimento al noto paradosso del grande intellettuale argentino Jorge Luis Borges relativo alla Mappa dell’Impero in scala 1:1. Mi piacerebbe infatti un museo che coincida in scala 1:1 con il Palazzo, sportivo o meno, che lo contiene. La distinzione tra dentro e fuori si indebolirebbe fino ad annullarsi.

D’altra parte non sarebbe bello che concettualmente i musei corrispondessero in scala 1:1 con il territorio che li contiene? Non tanto per musealizzare la città ma per ‘urbanizzare’ il museo.

Tra i giurati: Jordi Penas Babot, Direttore Museu Football Club Barcelona; Neal Meyer, NBA Europe; Carlos Lainez, Direttore Museo Federación Española de Baloncesto; Stefano Tedeschi, Federazione Italiana; Maurizio Bezzecchi, Lega Basket; Walter Fuochi, Giornalista sportivo.