Che cos’è un museo? A molti può sembrare una domanda retorica o addirittura inutile. I musei, infatti, sono quegli spazi che frequentiamo, in maniera più o meno assidua, che esistono ovunque con funzioni che ci paiono più o meno simili. Inoltre, chi opera in un museo sicuramente ha la risposta a questa domanda. Perché quindi riproporla ora? Perché le società in cui i musei si sono sviluppati sono in continua evoluzione e chiedono alle istituzioni museali non solo di confrontarsi con questa evoluzione, ma di essere attori attivi di tale evoluzione. A nuove domande sociali le istituzioni culturali, musei compresi, non possono rispondere trincerandosi dietro alle risposte che hanno fornito fino ad oggi.

Di questi temi si sta parlando in questi giorni alla Conferenza Generale Icom che si tiene a Kyoto con il titolo “I musei come hub culturali: il futuro della tradizione”.

Icom (International Council of Museums) è stato creata nel 1946 come organizzazione di musei e di professionisti museali con l’obiettivo di promuovere e proteggere l’eredità naturale e culturale, attuale e futura, sia tangibile che intangibile. Attualmente i membri sono oltre 44.000 in rappresentanza di 138 paesi.

Ragionare sui musei intesi quali hub culturali significa, a mio avviso, pensare, in primo luogo, a tutte le possibili interazioni tra musei e società in una logica di accountability. Ossia di responsabilità sociale. Sempre più istituzioni educative e culturali si pongono in questa logica. A questo proposito ritengo utile ricordare che fino a non tanti anni fa la mission delle università faceva riferimento unicamente alla ricerca e alla formazione. Oggi si parla, invece, di una terza mission da affiancare alle due precedenti: la diffusione aperta della conoscenza nella interazione con il territorio. Le università devono infatti essere centri di formazione e studio non autoreferenziali e chiusi nella loro “torre d’avorio”, ma consapevoli che il servizio alla società fa parte dei propri doveri.

Questo tipo di responsabilità sociale deve essere condiviso nei fatti da tutte le istituzioni culturali, musei compresi, al di là e direi prima della loro specificità.

E’ importante, in particolare per istituzioni che hanno a che fare anche con la conservazione della memoria, avere lo sguardo orientato all’oggi e, soprattutto, al domani per individuare il ruolo che i musei possono giocare nella costruzione di un futuro culturalmente e socialmente sostenibile e rispettoso dei diritti umani. E’ un processo simile a ciò che è avvenuto all’interno delle università. A un primo momento in cui la terza missione era percepita come un rischio per la autonomia della ricerca e della formazione è subentrata la consapevolezza che questa assunzione di responsabilità sociale valorizzava invece ulteriormente l’autonomia. D’altra parte i musei sono nella posizione migliore per proporsi come ponti tra le memorie del passato che “acquisiscono, conservano, ricercano, espongono, comunicano” e il futuro come orizzonte di questa attività, appunto il futuro della tradizione.

Uno dei punti della Assemblea Generale Icom di Kyoto è l’approvazione di una nuova definizione di Museo adeguata ai nostri tempi che sostituisca quella precedente, approvata nel 2007.

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”.

Per superare questa definizione Icom ha dato luogo a una consultazione aperta agli iscritti (sia singoli che organizzazioni interne) che ha portato a circa 280 proposte di definizione. Passare in rassegna tali definizioni è un utile esercizio per capire l’orizzonte ampio e diversificato del modo in cui i professionisti museali pensano il proprio ruolo e le proprie funzioni.

La proposta di definizione che dovrebbe essere messa ai voti dalla Assemblea generale di Icom è stata presentata dalla curatrice danese Jette Sandhal, presidente del Comitato permanente per la definizione, le prospettive e i potenziali del museo

Questa la definizione proposta:

“I musei sono spazi democratizzanti, inclusivi e polifonici per il dialogo critico sul passato e sul futuro. Riconoscendo e affrontando i conflitti e le sfide del presente, conservano reperti ed esemplari in custodia per la società, salvaguardano ricordi diversi per le generazioni future e garantiscono pari diritti e pari accesso al patrimonio per tutte le persone. I musei non sono a scopo di lucro. Sono partecipativi e trasparenti e lavorano in partnership attiva con e per le diverse comunità al fine di raccogliere, preservare, ricercare, interpretare, esporre e migliorare la comprensione del mondo, con l’obiettivo di contribuire alla dignità umana e alla giustizia sociale, all’uguaglianza globale e al benessere planetario”.

Una parte dei comitati Icom non accetta questa definizione e domanderà la moratoria di un anno per giungere a una definizione più condivisa.

Questi comitati di opposizione, tra cui Icom Italia, hanno sollevato verso la definizione proposta molte critiche. La giudicano ideologica, più uno slogan o un manifesto, magari bello e intrigante, che non fa però distinzione tra museo, biblioteca, centri culturali, laboratori. Si sostiene che appiattisca tutto anche dal punto di vista dei contenuti, tanto che verrebbe meno il riconoscimento delle professionalità necessarie per portare avanti il museo. Non si farebbe riferimento esplicito alle collezioni e si ritiene, in sostanza, che la definizione proposta non risponda nella forma ai criteri minimi di una definizione che, nell’individuare il complesso degli elementi volti a caratterizzare e circoscrivere un’entità sul piano concettuale, dovrebbe essere chiara, breve e applicabile in tutti i contesti culturali e normativi interessati.

Al fuoco incrociato di queste critiche, alcune condivisibili altre meno, fanno da contraltare altre definizioni, tra cui quella proposta da Icom Italia:

“Il Museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, accessibile, che opera in un sistema di relazioni al servizio della società e del suo sviluppo sostenibile. Effettua ricerche sulle testimonianze dell’umanità e dei suoi paesaggi culturali, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone per promuovere la conoscenza, il pensiero critico, la partecipazione e il benessere della comunità”.

Da persona coinvolta nell’attività museale e nella ricerca sulle tematiche culturali, non iscritto a Icom, penso che sia necessario e utile che Icom giunga a una propria definizione di museo. E’ pur vero che questa nuova definizione può non essere necessariamente condivisa, o essere giudicata parziale, da chi, esterno a Icom, opera in attività culturali e sociali che interagiscono con le pratiche museali. Per arrivare a una definizione condivisa anche all’esterno di Icom è forse necessario un confronto più aperto e allargato per verificare fino a che punto la nuova definizione risponda alle domande culturali e sociali che vengono poste ai musei e a chi vi opera, magari individuando anche la necessità di formare figure e competenze nuove e diverse da quelle della maggioranza dei membri di Icom.

 

Foto: MAMbo, Museo di Arte Moderna Bologna