“China’s private art museums: Icons or empty vanity projects?”. Questo titolo apparso sul sito della CNN poco più di un anno fa è echeggiato nel convegno Contemporary Art Museums Between Economy and Society. East/West Perspectives tenuto a Bologna il 23 marzo.
Nella mattinata sono intervenuti il Direttore del Beelden aan Zee Museums, Zan Teeuwisse; il Curatore della Fotografia del Carnegie Museum of Art, Dan Leers e il Direttore del Museo di Arte Moderna di Bologna (MAMbo) Lorenzo Balbi. Il punto di vista “occidentale” ha affrontato principalmente le tematiche sulle differenze tra musei privati e musei pubblici, la curatela, il rapporto con il mercato e con i diversi pubblici.
Gli interventi del pomeriggio si sono mossi all’interno del contesto delineato nell’articolo della CNN. Il numero di musei d’arte in Cina è passato dai 2600 del 2009 ai circa 5000 del 2016, con 600 milioni di visitatori annui. Il numero crescente di miliardari che investono in arte, le politiche del governo e delle municipalità favoriscono la costruzione di centinaia di musei ogni anno.
“Edifici architettonicamente belli in province remote con poche opere d’arte significative sollevano questioni sui contenuti e la guida curatoriale di molti di questi musei. Una seconda questione riguarda le motivazioni alla base della loro costruzione. In molti casi l’architettura viene prima e l’arte seconda. I fondatori privati di nuovi musei sono guidati da un misto di vanità e dal desiderio di condividere pubblicamente le opere d’arte delle loro collezioni”.
Lu Hong è Direttore del United Art Museum, il più grande museo d’arte del Wuhan con 10 sale espositive su 10000 metri quadrati. L’obiettivo del museo è di portare l’arte contemporanea di tutto il mondo ai residenti, arricchendone la vita. Per Lu Hong l’obiettivo di avvicinare i cittadini all’arte attraverso mostre continue confligge con la disponibilità di fondi adeguati e la mancanza di educazione all’arte.
Du Xiyun è Vice Direttore dell’Himalayas Museum aperto a Shanghai nel 2012, collocato all’interno dell’Himalayas Center, progettato da Arata Isozaki. Questo museo dotato di tutti i servizi era prima conosciuto come Shanghai Zendai MoMA, appartenente al gruppo Zendai e inaugurato nel 2005. E’ una istituzione no-profit per l’arte che gioca un ruolo importante nella promozione culturale e negli sviluppi dell’arte nella società contemporanea. Il Museo si focalizza sulle mostre, l’attività educativa, l’arricchimento della collezione, la ricerca e gli scambi accademici e artistici con l’estero. Pur operando in una sede così prestigiosa, Du Xiyun individua alcuni problemi che interessano anche un’area culturalmente sviluppata come Shangai. Professionalità degli operatori museali e del mondo dell’arte non sempre all’altezza. Scarsa creatività degli artisti di mezza età che tendono ad essere ripetitivi. Insufficiente educazione all’arte del pubblico e pochi sforzi degli artisti per allargare la loro audience.
Gli ultimi due relatori operano all’interno di istituzioni educative d’arte. Yu Ke, capo redattore del Contemporary Artist Magazine, insegna al Sichuan Fine Art Institute che possiede il più importante Museo di arte contemporanea del sud-ovest. Wang Duanting è capo del dipartimento dell’arte straniera all’ Institute of Fine Arts della China National Academy of Arts. L’Accademia è la prima fondata in Cina (a Hangzhou nel 1928) con un programma accademico completo che giunge fino al dottorato. Oggi i campus sono due a Hangzhou e uno a Shanghai.
Pur da prospettive così differenti, come il ricco est e il meno sviluppato sud-ovest, sia Yu Ke sia Wang Duanting hanno sottolineato che l’arte contemporanea oggi in Cina è diventata di moda e che è un fenomeno a cui dedicano molta attenzione i media e la propaganda dell’amministrazione centrale e locale. Poca attenzione è invece riservata allo sviluppo della ricerca accademica e alla formazione degli operatori dell’arte.
Dalla discussione tenuta a Bologna appare confermato che i bellissimi musei costruiti in questi ultimi anni in Cina abbiano curato particolarmente l’aspetto architettonico. Appare altrettanto evidente che vi è una grande consapevolezza da parte dei curatori e degli accademici della necessità di intervenire
su punti precisi. Tra questi la formazione del pubblico, delle varie professionalità degli addetti ai musei e alle gallerie sia private che pubbliche. Per concludere possiamo dire che, come avviene da noi, il sistema museale, al di là dei suoi aspetti commerciali legati al mercato dell’arte, dovrebbe essere considerato dalla politica, dal mondo educativo, artistico e curatoriale uno strumento strategico nello sviluppo culturale di un paese sul quale vale la pena investire.
Vivendo in Cina, posso confermare che l’infrastruttura museale e’ sviluppatissima e molto curata. Non e’ certo una sorpresa che le infrastrutture dei trasporti (treni veloci, aeroporti, autostrade), quelle produttive e quelle commerciali/residenziali siano sviluppatissime. Ecco, trovare anche nei centri minori musei o percorsi culturali molto curati (anche se non sempre bilingue) e’ forse una sorpresa. Non solo sono ospitati in edifici di nuova costruzione e di solito affidati alla progettazione di architetti rinomati, ma i percorsi interni sono al pari dei migliori musei europei o giapponesi. Due che mi hanno particolarmente colpito: il Shanghai Museum (120.000 oggetti d’arte che testimoniano le varie facce della cultura cinese, dalla giada alla calligrafia, passando per gli antichi bronzi e vasi) e il museo della seta di Suzhou. Costruire un bell’edificio e’ abbastanza facile, ma costruire percorsi museali interessanti richiede un sacco di attenzione e preparazione. Il confronto che mi viene in mente e’ con il museo della citta’ di Hanoi che ho visitato qualche anno fa, ospitato in un edificio creato da un architetto di grido (una sorta di piramide rovesciata), ma con un percorso museale delirante, con oggetti collocati davvero alla rinfusa. Ci possono essere tante chiavi di lettura del fenomeno. Molto banalmente una e’ il turismo interno che si sta sviluppando a ritmi vertiginosi. Al confronto, il turismo internazionale verso la Cina ha ancora grandi spazi di crescita,
Grazie Mattia. E’ un commento molto utile e prezioso perché illumina realtà poco conosciute fuori dalla Cina e introduce il tema della crescita dello sviluppo del turismo interno alla Cina e il possibile stimolo per percorsi culturali e museali