Negli anni del miracolo economico le donne domandavano non solo di lavorare, ma anche di ottenere un lavoro qualificato. Specialmente in territori come l’ Emilia-Romagna dove tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 la crescita della occupazione femminile è stata elevata e impetuosa e ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo del Made in Italy.

Al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna si può vedere, fino al 2 giugno, la mostra fotografica “Formazione professionale, lavoro femminile e industria a Bologna, 1946-1970”. Le fotografie, provenienti da diversi fondi fotografici, documentano il lavoro femminile tra la seconda metà degli anni ’40 e la fine degli anni ’60. Nella parte iniziale le immagini sono disposte attorno a due nuclei tematici. I tradizionali corsi di cucito e sartoria, destinati in particolare a ragazze disoccupate, e la frequenza all’Istituto Tecnico Industriale Femminile, una nuova scuola afferente alla scuola tecnica di Bologna Aldini Valeriani. La seconda parte mostra il lavoro femminile in fabbrica; in ambienti e reparti di aziende storiche bolognesi, come Farmac-Zabban, Weber, Ducati Elettronica e Arco.

I materiali informativi di supporto alla sequenza di fotografie propongono la cornice all’interno della quale dobbiamo oggi interpretare quelle immagini, che rischiano di fare emergere in chi le guarda prevalentemente un senso di nostalgia per questa fase di espansione del lavoro femminile in fabbrica.

Il tema di discussione e azione politica delle associazioni femminili divenne l’istruzione professionale che era appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Questo comportava che le donne fossero escluse dalle mansioni più qualificate in un’epoca in cui la legge sulla parità salariale era ancora lontana. Di conseguenza, le associazioni femminili si impegnarono con grande energia a promuovere l’ingresso delle donne in istituti tecnico-industriali, come l’Aldini Valeriani, per offrire nuove opportunità di lavoro qualificato e una formazione non orientata solo ai lavori tradizionalmente identificati come femminili.

I visi di queste donne, i reparti in cui lavoravano, le aule che frequentavano e le mansioni che le tenevano impegnate raccontano una storia iniziata decenni di anni fa e che, nonostante la legge sulla parità salariale, continua ancora oggi.

Immagine copertina: Operaia della Weber di Bologna, 1950. Archivio fotografico U