Si sta passando dalla informazione online gratuita a quella a pagamento. Infatti al declino delle entrate tradizionali, le testate informative rispondono proponendo vari modelli di pagamento della informazione digitale.

Il Reuters Institute ha analizzato l’offerta di informazione digitale di oltre 200 testate informative in sette paesi: Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Italia , Francia, Polonia, Finlandia. (Digital News Report)

I paesi in cui i quotidiani e i settimanali hanno adottato di più i modelli a pagamento sono Finlandia, Francia, Germania, Polonia e Stati Uniti. Al contrario, in Gran Bretagna e Italia la maggioranza dei quotidiani e dei settimanali continua a offrire libero accesso alla propria informazione online. A parere dei ricercatori in questi due paesi i mercati della informazione sono molto competitivi, tanto che anche le testate più importanti temono che il passaggio al pagamento causi una perdita di lettori.

Considerando l’insieme delle testate il 69% dei quotidiani propone forme di pagamento, contro il 57% dei settimanali e delle riviste.

Interessante è vedere quali modelli di pagamento vengono adottati nei sette paesi analizzati.

Tra i quotidiani il 31% rimane totalmente gratuito. Il 33% adotta il modello di pagamento freemium, ossia una offerta informativa di base gratuita, che prevede un pagamento se si vuole una informazione di maggiore qualità e approfondimento. Un altro 33% adotta il modello metered paywalls, ossia viene offerta la lettura gratuita di un numero ristretto di articoli (una decina al mese) e il passaggio all’abbonamento se si vuole fruire dell’intera informazione della testata. Questi due modelli si propongono di mantenere tutti i lettori con l’offerta base o un ristretto numero di articoli gratuiti e di incrementare il numero di lettori più esigenti disposti a pagare con una offerta premium o facendoli accedere all’intera offerta. Solo il 3% dei quotidiani ha, invece, adottato il modello hard paywall, ossia l’abbonamento per accedere a qualsiasi tipo di informazione digitale.

Per quanto riguarda i settimanali e le riviste: 43% gratuità, 38% freemium, 14% metered paywalls, 5% solo abbonamento.

Il prezzo medio dell’offerta online dei quotidiani, settimanali e riviste a pagamento è attorno a 15 euro mensili nel modello metered (dagli 11 degli Usa ai 20 della Germania, con l’Italia a 18,62 euro). Il modello freemium è meno caro: in media 12 euro, dagli 8 del Regno Unito ai 14 della Francia con l’Italia a 11,66 euro. I costi nel modello hard paywalls variano molto: dagli 8 euro in Polonia ai 36 in Gran Bretagna.

Da un punto di vista generale negli Stati Uniti l’informazione online a pagamento è passata dal 38% del 2017 al 48%. Questo incremento è dovuto esclusivamente ai quotidiani che oggi raggiungono una percentuale di informazione a pagamento del 76%. Nello stesso intervallo di anni, la percentuale delle testate europee a pagamento è rimasta praticamente la stessa, dal 45 al 46%. Oggi quindi non vi è differenza tra Europa e Stati Uniti.

Si possono trarre alcune conclusioni sul futuro dell’informazione.

1. Il passaggio dalla informazione digitale gratuita a quella a pagamento è irreversibile, anche se graduale e utilizzando modelli diversi. E’ infatti una delle poche leve che l’industria della informazione ha per fronteggiare la crisi economica. L’altra leva, la pubblicità digitale, è in aumento ma non ancora sufficiente alle necessità.

2. La quasi totalità (94%) delle testate informative nate digitali continua a fornire informazione gratuita. Fino a quando questo modello riuscirà a reggere? Soprattutto è compatibile con una informazione digitale sempre più di qualità, quindi sempre più costosa?

3. I rischi che nel digitale si riproponga, come per l’informazione stampata, la distinzione tra chi si può permettere l’accesso a informazione di qualità e chi si deve accontentare di informazioni più di base è per ora basso. Appare però ovvio che il decremento della informazione gratuita non porterà a quella democratizzazione della informazione online auspicata da molti. Anche se la distinzione tra lettori più esigenti, lettori che si accontentano dell’informazione di base e non lettori non dipende unicamente dai costi dell’informazione ma anche da variabili culturali e sociali.

4. La sfida che le testate informative dovranno affrontare è organizzarsi per offrire una informazione di maggiore qualità sia di contenuti sia di servizi e interazioni con i lettori. Solo attraverso una offerta così arricchita sarà possibile indurre lettori che considerano i contenuti digitali “naturalmente” gratuiti a pagare per informarsi.